Come si caccia il dissidente. Le mail che inguaiano Casaleggio & Co

“Salvate il soldato Ryan a 5 stelle”, verrebbe da dire, perché a leggere il codice segreto che trapela dalle riunioni dei grillini che non vanno in streaming, si resta obiettivamente un po’ perplessi. Sono le 20 e 55 di giovedì 4 aprile. E’ il giorno prima del confronto tra Grillo e gli eletti in Parlamento. Mentre tutto è pronto per l’assemblea nella “località segreta fuori Roma”, per tre ore, sulla piattaforma del “meetup 14” di Bologna, storico centro del Movimento, un utente con uno pseudonimo blocca il potere degli amministratori grillini e fa apparire le corrispondenze di una mailing list riservatissima del Movimento. di Antonio Amorosi
21 AGO 20
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“Salvate il soldato Ryan a 5 stelle”, verrebbe da dire, perché a leggere il codice segreto che trapela dalle riunioni dei grillini che non vanno in streaming, si resta obiettivamente un po’ perplessi. Sono le 20 e 55 di giovedì 4 aprile. E’ il giorno prima del confronto tra Grillo e gli eletti in Parlamento. Mentre tutto è pronto per l’assemblea nella “località segreta fuori Roma”, per tre ore, sulla piattaforma del “meetup 14” di Bologna, storico centro del Movimento, un utente con uno pseudonimo blocca il potere degli amministratori grillini e fa apparire le corrispondenze di una mailing list riservatissima del Movimento. Emerge così tutta la vera natura del gruppo ristretto vicino a Grillo e Casaleggio. Il frasario è intellegibile, così come la strategia alla quale ogni partecipante contribuisce. Trappole, sgambetti, offese e umiliazioni comprese. C’è di tutto, nel codice: come agire per espellere un indesiderato, uno che non la pensa come il capo. Gli attivisti (tutti) descritti come “pecore”. Consigli sull’utilizzo dei propri “infiltrati” per “censurare all’occorrenza” le assemblee del Movimento e quegli attivisti che possono “direzionare il consenso”. Tra i parlamentari, gli scambi segreti dei bolognesi arrivano quasi subito. Prima dell’incontro di Roma, sono già insistenti le voci dei parlamentari ai ferri corti col duo Grillo-Casaleggio. “Fuori siamo tutto abbracci e sorrisi ma dentro… Sarà la prima resa dei conti”, ci confida un deputato dell’estremo nord. E c’è chi è già pronto a costruire un gruppo autonomo alla Camera o al Senato, “ma ci mancano i numeri. E non possiamo farci stritolare come è successo alla Salsi. Dobbiamo prima costruire rapporti”, ci dice un’altra deputata. C’è chi prospetta di aprire un dialogo col Pd come un amareggiato senatore del sud. E chi invece vuole aspettare e ascoltare direttamente le parole di Grillo.
I nomi che compaiono nell’epistolario bolognese sono quelli dei due consiglieri comunali di Bologna, Massimo Bugani e Marco Piazza, Nicola Virzì (Nik il Nero), new entry del gruppo comunicazione in Parlamento (il camionista videomaker), la moglie, Serena Saetti, consigliera di quartiere sempre a Bologna, due dipendenti comunali (tra cui l’ex segretario di Federica Salsi) e altri meno noti ma conosciuti dagli addetti ai lavori. Sorprendenti i toni. Smaliziati da vecchi politici navigati. “Domani mattina, la prima cosa da fare è far sostituire la serratura”, dice uno dei dipendenti comunali, diventato grillino, riferendosi al segretario della Salsi e a Bugani. Lo dice il 4 novembre. Non è ancora successo niente. La Salsi è solo accusata di essere stata ospite al programma “Ballarò”. Il linciaggio mediatico, con la scena dei due consiglieri, Bugani e Piazza, che si alzano e la lasciano sola, mentre lei spiega che era stata apostrofata “prostituta”, avverrà solo il giorno dopo. Ma sembra già tutto pronto.
E poi Nicola Virzì che strattona violentemente per il braccio l’ex consigliere grillino Pasquale Rinaldi, reo di aver tentato di fermarlo mentre Nik il Nero offendeva i giornalisti presenti in un’assemblea. “Stiamo diventando fascisti e ho paura”, scrive Rinaldi in una mail. Pochi mesi dopo le dimissioni e l’abbandono. E poi giù di insulti: “Ma quanto è merda Pasquale” (Rinaldi) o “Merda Onofri”, altro consigliere grillino di quartiere. E poi Giovanni Favia, “nano di merda”.
Una cosa è certa: i consigli e le strategie dell’epistolario bolognese devono restare segreti. Così, mentre Grillo porta sul lago di Bracciano i suoi parlamentari, Bugani e Piazza presentano denuncia alla polizia postale. Contemporaneamente parte un tentativo di oscuramento di ogni zona di Facebook che contenga tracce della mailing list. Come quella condivisa dell’associazione Casa della Legalità, nota per l’impegno contro le infiltrazioni mafiose. Così il presidente Christian Abbondanza: “Fa specie che la prima censura che subisco sulla mia pagina di Facebook venga dai paladini della democrazia”. Ed è proprio Bugani a spiegare le strategie: “Beppe non cambierà idea nemmeno se tutti i rappresentanti del Movimento fossero contro di lui. Prendere o lasciare”. Una monarchia assoluta che ha delle certezze. L’eliminazione sistematica di chi non la pensa come te è la regola. Pianificata, sviluppata e portata a termine – ovviamente – non in diretta streaming, ma nelle stanze segrete di Internet. Il tutto esplode in rete mentre Grillo mette in scena l’ennesima pantomima e smentisce qualsiasi spaccatura dei parlamentari: “Gli altri sono divisi, non noi”.

di Antonio Amorosi